
Il mito dell’uomo infedele
La cronaca e la cultura pop rimandano ad un dato di fatto: gli uomini tradiscono più delle donne. A confermarlo una serie continua di casi mediatici: basti pensare allo scandalo che ha coinvolto Adam Levine, finito sotto i riflettori per i messaggi erotici scambiati con altre donne mentre la moglie era incinta, o anche la rottura tra Piquè e Shakira, velocemente trasformata in un fenomeno mediatico globale tra canzoni, meme e analisi psicologiche improvvisate. In ogni caso lo schema narrativo è sempre lo stesso: l’uomo tradisce, il pubblico è indignato e scatta l’inevitabile discussione morale collettiva. Ciò che è interessante notare non è, però, il tradimento di per sé quanto il fatto che ricordiamo sempre meglio il tradimento maschile. Il cervello umano lavora seguendo schemi narrativi semplici, che permettano di scegliere rapidamente quale sia la scelta giusta da adottare, ed è così che lo stereotipo dell’uomo infedele ci viene in aiuto. Ci permette di rispondere velocemente ai nostri dubbi: “mi posso fidare di lui?” oppure “è normale che ci provi con tutte, dopotutto sono un uomo”. E più esempi vediamo, più ci sembra una verità universale. Così agisce il classico bias di conferma, notiamo prima di tutto ciò che conferma quello che già stavamo pensando.
Ma cosa dice la ricerca?
Quando si passa dal gossip ai dati scientifici, la storia si complica. Gli studi psicologici sull’infedeltà mostrano che le differenze tra uomini e donne esistono, ma sono molto meno marcate di quanto l’immaginario collettivo suggerisca. In molte ricerche, quando il tradimento viene definito in termini più ampi includendo il coinvolgimento emotivo, il flirt o le relazioni sentimentali senza coinvolgimento sessuale, il divario tra i sessi si riduce drasticamente e nelle generazioni più giovani va quasi a scomparire. Ciò che risulta ancora più interessante è come cambino soprattutto le motivazioni: gli uomini riportano più spesso l’opportunità o l’impulsività come fattori scatenanti, mentre la maggior parte delle donne collegano l’infedeltà ad un’insoddisfazione relazionale, bisogno di attenzione o carenze affettive. Questo non significa che un sesso tradisca “più moralmente” dell’altro, piuttosto che la messa in atto del comportamento sia legato a funzioni psicologiche diverse. Bisogna, però, sottolineare come lo studio del tradimento sia particolarmente complesso in quanto legato per la gran parte all’uso di autodichiarazioni, aumentando il rischio di distorsione dei dati, e allo stesso tempo la popolazione maschile tende a partecipare meno a questionari sul tema, il che potrebbe influenzare le statistiche e alimentare percezioni distorte.
Il doppio standard che alimenta la credenza
In molte società esiste ancora un doppio standard morale: il tradimento maschile viene più facilmente normalizzato o raccontato come debolezza momentanea, mentre quello femminile viene giudicato in modo più severo. Il mito persiste perché la cultura lo sostiene eppure tale meccanismo non è solo sociale ma anche psicologico. Le credenze condivise influenzano enormemente i comportamenti individuali per cui se una persona cresce in un contesto che giustifica l’infedeltà maschile, potrebbe percepirla come meno grave e facilmente praticabile. Gli studi confermano tale tendenza: chi accetta con più facilità il doppio standard tende a riportare un maggior numero di episodi di infedeltà relazionale. In altre parole le norme culturali non descrivono soltanto la realtà ma contribuiscono a crearla, ed è per questo che i casi di tradimento nella cultura pop hanno un impatto così forte, non sono solo storie di celebrità ma rinforzi simbolici di ciò che già crediamo sul comportamento di uomini e donne.
La vera domanda psicologica
Alla fine chiedersi “chi tradisce di più?” è forse proprio la domanda meno interessante. Le conseguenze emotive dell’infedeltà, tra cui rabbia, vergogna, ansia e perdita di fiducia, sono simili indipendentemente dal genere e rappresentano una delle cause principali di rottura delle relazioni, molto più del tradimento di per sé. Concentrarsi sulla competizione morale tra uomini e donne rischia di spostare l’attenzione dal punto centrale: il tradimento non è solo un atto individuale ma rappresenta un segnale di pericolo all’interno della relazione. Non sempre indica mancanza di amore, talvolta è il simbolo di bisogni inespressi, conflitti evitati, difficoltà comunicative o ricerca di conferme identitarie. Le ricerche scientifiche, più che stabilire chi tradisce di più, suggeriscono come la fedeltà non dipenda solo dal sesso biologico ma dall’interazione tra personalità, contesto, cultura e qualità del legame sentimentale. Gli stereotipi aiutano a rassicurare, semplificano il mondo e ci fanno sentire più al sicuro, anche quando lo rendono meno vero. Allora, forse, la vera domanda non è se gli uomini tradiscano più delle donne, ma perché abbiamo così bisogno di credere che sia così.
Dott.ssa Chiara Affaitati
Bibliografia
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