instagram

SinaPsy

SinaPsy offre consulenze psicologiche, psicoforensi e servizi di orientamento scolastico e lavorativo, unendo competenza e umanità.

Perchè sogniamo?

2026-05-18 18:02

Dafne Pandolfo

Emozioni in buffering,

Perchè sogniamo?

La scienza non ha ancora esaurito il mistero dei sogni, ma ha chiarito un punto fondamentale: sognare è una funzione fisiologica del cervello.

perchè-sogniamo-copertina.png

Introduzione: da Freud ad oggi

 

Da sempre i sogni affascinano l’essere umano, ma se nell’antichità venivano spesso interpretati come messaggi divini, ad oggi, grazie al contributo della ricerca scientifica e delle discipline psicologiche, sono diventati un vero e proprio oggetto di studio. 

 

Uno dei primi a proporre una teoria sistematica dei sogni e del loro significato fu proprio il fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud (1856-1939), che nel 1900 pubblicò “L’interpretazione dei sogni”, concettualizzandoli come “la via regia verso l’inconscio”. Secondo Freud, infatti, i sogni rappresentano l’espressione simbolica di desideri inconsci: tutti quei contenuti mentali che non riusciamo a riconoscere pienamente durante la veglia e che emergerebbero, invece, durante il sonno in forma mascherata.

 

Nel corso del Novecento, tuttavia, lo studio dei sogni si è progressivamente spostato dal piano interpretativo a quello sperimentale. Le ricerche neuroscientifiche, infatti, hanno mostrato che il sogno non costituisce soltanto un linguaggio simbolico da decifrare, ma anche il risultato delle attività cerebrali che avvengono mentre dormiamo. Pertanto, ad oggi, i sogni possono essere considerati fenomeni complessi in cui si intrecciano memoria, emozioni e processi cognitivi.

 

Quando sogniamo?

Ogni notte, tutti sogniamo, anche quando non ce lo ricordiamo e forse, anche questo, contribuisce ad alimentare quel carattere misterioso del mondo onirico. In realtà, negli ultimi decenni, le neuroscienze hanno chiarito molti aspetti di questo affascinante fenomeno.

 

Oggi sappiamo che i sogni sono un prodotto delle attività del cervello durante il sonno, in particolar modo durante la fase REM (Rapid Eye Movements), così chiamata proprio poiché caratterizzata da rapidi movimenti degli occhi sotto le palpebre. In questa fase del sonno, l’attività cerebrale è particolarmente intensa, per alcuni aspetti simile a quella della veglia: risultano, infatti, molto attive le aree limbiche del cervello coinvolte nella regolazione delle emozioni, come l’amigdala, mentre risultano meno attive, invece, le aree deputate al pensiero logico-razionale e al controllo esecutivo.

 

Questo ci aiuta a capire perché i sogni siano spesso emotivamente intensi ma anche caratterizzati da eventi strani o incoerenti, che però ci appaiono perfettamente normali mentre li sperimentiamo. In realtà, oggi sappiamo che i sogni possono comparire ugualmente in altre fasi del sonno, anche se in questi casi, i contenuti spesso sono meno vividi o più frammentati.

 

A cosa servono i sogni?

 

La scienza non ha ancora una risposta definitiva a questa domanda, ma diverse ricerche suggeriscono alcune possibili funzioni:

 

1. Elaborare i ricordi

 

Secondo il modello neurocognitivo, durante il sonno il cervello rielabora ed integra le informazioni acquisite nel corso della giornata, infatti, il contenuto dei sogni spesso incorpora elementi di esperienze recenti e di ricordi più remoti. Questo supporta l’idea che il sogno contribuisca ai processi di consolidamento della memoria. 

 

2. Regolare le emozioni

 

Alcuni studi indicano che dormire e sognare possono aiutare a ridurre la carica emotiva di esperienze emotivamente intense o stressanti, favorendo un’elaborazione adattiva.

 

3. Simulare scenari sociali o possibili minacce

 

Secondo alcune teorie evolutive, come la “threat simulation theory”, i sogni funzionano come una sorta di simulatore mentale: il cervello crea un ambiente virtuale sicuro in cui esercitare risposte a situazioni pericolose o socialmente complesse. Dal punto di vista evolutivo, questo avrebbe potuto fornire un grande vantaggio adattivo.

 

Sogni e salute mentale

 

I sogni non sono fenomeni casuali, ma riflettono, almeno in parte, ciò che stiamo vivendo a livello emotivo e cognitivo. La ricerca clinica, infatti, mostra che cambiamenti nel contenuto, nella frequenza e nell’intensità dei sogni possono essere associati a diversi disturbi psicologici. 

 

Un esempio particolarmente studiato riguarda il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), in cui gli incubi ricorrenti rappresentano spesso una vera e propria riattivazione notturna dell’esperienza traumatica. In questi casi, il sogno non svolge una funzione di elaborazione efficace, ma tende a riproporre il trauma in modo vivido e disturbante, contribuendo al mantenimento del disagio. Inoltre, anche nella depressione maggiore sono state osservate alterazioni del sonno, soprattutto nella fase REM, che può presentarsi in modo più precoce e intenso. Questi cambiamenti sono spesso associati a sogni dal contenuto negativo o ripetitivo, coerenti con un tono dell’umore basso.

 

Dunque, più in generale, periodi di stress, ansia o cambiamenti significativi nella vita quotidiana possono influenzare ciò che sogniamo, provocando, ad esempio, un aumento di sogni emotivamente intensi o frammentati e questo rafforza l’idea che il sogno sia strettamente collegato ai processi di regolazione emotiva.

 

Pertanto, ad oggi l’analisi dei sogni ha assunto in ambito clinico un significato diverso rispetto al passato. Non si tratta più di decodificare simboli universali (come proposto nelle prime teorie psicoanalitiche) ma di esplorare il sogno come una narrazione soggettiva. Il contenuto onirico viene quindi considerato utile per una comprensione migliore dei vissuti emotivi, delle preoccupazioni e degli schemi cognitivi della persona. In questo senso, i sogni possono diventare uno strumento clinico prezioso: non perché “rivelano verità nascoste” in modo diretto, ma perché offrono una rappresentazione, spesso metaforica, di ciò che la mente sta cercando di elaborare.

 

Conclusione

 

La scienza non ha ancora esaurito il mistero dei sogni, ma ha chiarito un punto fondamentale: sognare è una funzione fisiologica del cervello, strettamente intrecciata con memoria, emozioni e adattamento.

 

Oggi i sogni non vengono interpretati attraverso simboli universali validi per tutti. Piuttosto, sono considerati come una forma di attività mentale che riflette le nostre esperienze, gli stati emotivi e le preoccupazioni del momento.

 

In altre parole, mentre dormiamo il cervello continua a lavorare: rielabora ricordi, integra emozioni e riorganizza le informazioni e le immagini della vita quotidiana, trasformandole in storie spesso strane, a volte incoerenti, ma profondamente legate a noi stessi e che chiamiamo sogni.

 

Ed è forse proprio per questo stretto legame tra la biologia e l’esperienza personale che i sogni continuano ancora oggi ad affascinarci, poiché raccontano del modo in cui la nostra mente sta cercando di dare un senso a ciò che viviamo.

 

Dott.ssa Dafne Pandolfo


 

Bibliografia

 

Domhoff, G. W. (2018). The emergence of dreaming: Mind-wandering, embodied simulation, and the default network. Oxford University Press.

 

Freud, S. (1900). L’interpretazione dei sogni.

 

Hobson, J. A. (2009). REM Sleep and Dreaming: Towards a Theory of Protoconsciousness. Nature Reviews Neuroscience, 10, 803–813.

 

Hobson, J. A., & McCarley, R. W. (1977). The brain as a dream state generator: An activation-synthesis hypothesis of the dream process. American Journal of Psychiatry, 134(12), 1335–1348.

 

Revonsuo, A. (2000). The reinterpretation of dreams: An evolutionary hypothesis of the function of dreaming. Behavioral and Brain Sciences, 23(6), 877–901.

 

Stickgold, R. (2005). Sleep-dependent memory consolidation. Nature, 437, 1272–1278.

 

Walker, M. P., & van der Helm, E. (2009). Overnight therapy? The role of sleep in emotional brain processing. Psychological Bulletin, 135(5), 731–748.


 

Contattaci per maggiori informazioni

Tel: 3474270919 - Email: postmaster@sinapsy.info


instagram